Valentina Mazzola ha una lunga esperienza con diverse e importanti realtà come la RAI, lo Studio Bozzetto, le Edizioni Giunti. Spazia da progetti televisivi a libri di carta, declinando la sua scrittura in tanti modi diversi. L’abbiamo incontrata per la rubrica Interviste Digitali:

D: Sceneggiatrice, scrittrice di favole, autrice: ci racconti brevemente di cosa ti occupi?

R: Il mio lavoro consiste principalmente nell’immaginare mondi e personaggi di fantasia e mutarli in parole. Parole che descrivono, che narrano e danno voce ai personaggi che popolano ogni avventura. Il mio lavoro è scrivere e il mio strumento è la fantasia che però va ben distinta dal sogno perché la fantasia poggia su basi solide come la documentazione. La mia scrittura, infatti, risponde sempre ad esigenze precise da parte di un committente, sia quando devo sceneggiare e quindi mi rifaccio ad un soggetto con una natura ben precisa da rispettare come struttura, target, minutaggio e stile, sia quando devo creare dal nulla un progetto perché, anche in questo caso, dovrò sapere a chi si rivolge e quali emozioni deve suscitare.

D: Sapevi già da piccola cosa avresti fatto da grande? O hai maturato consapevolezza strada facendo?

R: In effetti, devo dire, che la mia passione per la lettura e per la scrittura viene da lontano. In seconda elementare scrivevo poesie e ho sempre trovato che la scrittura fosse per me la forma di espressione più congeniale. Dagli otto anni mi sono ripromessa, in una sorta di fioretto (non chiedetemene il motivo) di leggere almeno una pagina al giorno e in seguito ho riempito dozzine di diari. Ciò che è maturato con tempo è il modo in cui utilizzare la scrittura, dopo la fase strappalacrime e l’amore per la parola bella che rendeva in miei scritti a dir poco ridondanti, ho capito che la scrittura è comunicazione e una buona comunicazione deve essere limata in difetto e non in eccesso. Quindi arrivare al punto, anche in modo scarno, per dire davvero quel che si vuol dire. Da quel momento in poi ho lasciato spazio anche all’ironia, alla leggerezza e alla comicità.

D: Il tuo settore lavorativo è certamente particolare: quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

R: Il mio lavoro è sicuramente un lavoro privilegiato fosse anche solo per il fatto che faccio proprio il lavoro che mi sarebbe piaciuto fare. E questo è un vantaggio insieme al poter decidere quando e come lavorare riuscendo così (qualche salto mortale ho imparato a farlo) a gestire anche i miei due bambini. Gli svantaggi sono così piccini che non vale la pena farne menzione. Penso che chiunque faccia il lavoro che ama, trovi difficoltà ad individuare quali siano gli svantaggi.

D: I bambini (e i loro genitori) ti conoscono come la “mamma” di Topo Tip: come ti è venuta l’idea di questo personaggio?

R: Topo Tip non è una mia idea, i libri editi da Dami Editore e in seguito da Giunti sono venduti in tutto il mondo da anni. Il mio contributo è stato quello di dare spessore al suo personaggio inventando per lui un carattere, una famiglia con tanto di zie e nonni, una casa, un villaggio, una vita scolastica e nuove avventure che vive ora nei cartoni animati realizzati con la tecnica del 3D dallo Studio Bozzetto & Co.

D: Hai due figli piccoli, maschio e femmina: prendi spunto anche dalla quotidianità per il tuo lavoro?

R: Il mio lavoro poggia sull’osservazione e posso dire che praticamente tutto quello che invento abbia un legame con la mia quotidianità. I miei figli sono una fonte di ispirazione senza fine, Topo Tip è, per esempio, mio figlio Tommaso e la sorellina Tippy è Bianca. Ma prendo spunto anche da tutti i bambini che incontro. L’ho sempre fatto. Quando, all’inizio del mio lavoro, dovevo scrivere favole per alcuni libri scolastici, andavo al parco ad osservare i bambini. Non so se ci avete mai fatto caso, ma i bambini sono un piccolo popolo con tanto di linguaggio, tradizioni e usi e costume propri. Ed è per questo che mi accosto a loro con lo stesso interesse di un antropologo.