Inauguriamo una nuova rubrica sul nostro blog, le Interviste Digitali, in cui sottoponiamo qualche domanda a protagonisti del web, blogger, influencer, esperti di comunicazione online (e non solo).

Oggi faremo due chiacchiere con la twitstar Davide Astolfi aka Gianni Kuperlo, inventore e curatore di un account fake da quasi 29.000 follower: @GianniCuperloPD

D: Davide, tu nella vita ti occupi di tutt’altro, visto che sei un ricercatore in Fisica: com’è nata l’idea di creare un account fake?

R: Per caso. Ho notato che il vero Cuperlo non aveva Twitter e allora mi sono detto “tra qualche minuto ce l’avrà”. Venendo da una regione rossa per eccellenza (Umbria), non mi mancava certo il know-how per fare il verso a quella tradizione post-comunista, di resistenza all’invasione renziana, che Cuperlo rappresentava. E infatti…

D: Hai altri fake oltre al più o Gianni Kuperlo?

R: Non mi ricordo neanche più quanti ne ho. Ho avuto il fake di Napolitano (i moniti di Re Giorgio), ora convertito nei silenzi di Re Sergio, un Casaleggio (Roberto Casataleggio), col tempo mi sono affezionato anche a un finto Scalfari (Il Genio Scalfari). Ho fatto il fake di Expo (EXPD 2015), del movimento di Civati (Im-Possibile), del prefetto Tronca (Francesco Tronka). Ma Kuperlo resta Kuperlo.

D: Che riscontri hai avuto dagli altri utenti social? Interagiscono, criticano, incoraggiano, danno spunti?

R: La cosa più divertente con un fake è quando ti scambiano per quello vero e ti rimpallano sui media tradizionali. È successo nei primi tempi (comprensibile) anche con testate tipo Repubblica, ma è successo anche quando il vero Cuperlo era da tempo su Twitter e io avevo reso ancora più esplicita la mia natura di parodia: per esempio, durante la diretta di Rainews per l’elezione di Mattarella, hanno creduto che io avessi annunciato via Twitter l’intento di bruciare Mattarella per bruciare Renzi, andare alle elezioni, perdere.

D: Perché credi di aver avuto tanto successo?

R: Nei primi tempi, perché avevo una storia da raccontare: quella del mondo di sinistra (Sezioni, cineforum, CGIL, cantautori, Slow Food, Fabio Fazio) che stava soccombendo al renzismo. Ora che quel mondo si è davvero estinto (o perlomeno vive la sua era glaciale), Kuperlo continua a twittare, facendo il verso alla realtà più che a un Cuperlo ormai in disparte: è diventato un profilo di satira, e la realtà politica italiana ci dà quotidianamente fin troppo materiale con cui tessere la trama satirica.

D: Che differenza esiste secondo te tra il tipo di comunicazione su Facebook e quella su Twitter?

R: Twitter permette molto più facilmente di crearsi un pubblico settoriale e appassionato, Facebook è invece più generalista. Quindi su Twitter posso permettermi la sintesi che si confà ai 140 caratteri: posso fare battute con sottintesi, con doppi passaggi logici, agganciate alla realtà solo tramite un hashtag. Non potrei fare queste cose su Facebook: molto poco di Kuperlo finisce infatti sul mio profilo personale.

D: Pensi che Twitter uscirà dalla fase di stallo in cui versa?

R: Non lo so, ma di certo spero che non si snaturi. Credo che sia un Social per costruzione meno invasivo di Facebook, più difficile ma più potente per particolari scopi. Per queste ragioni, credo che non possa crescere indefinitamente come numero di utenti. Ma in un mondo e in un mercato che non prevedono altro che crescita indefinita, questa è una debolezza, purtroppo.